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Noas


05/08/2011

SA CUMISSIONE CULTURA DE SU CUSSÌGIU REGIONALE e SA UNISS

Lìtera de su presidente Dedoni a su Retore Mastino. Puntada n. 3!

In custa lìtera chi publicamus in formadu testu e in pdf s'on. Dedoni cunfirmat chi sa UniSS devet rispetare sos critèrios e sas cunditziones de su PT 2008/10 in contu de formatzione in limba sarda pro maistros e professores.
Sa lìtera nos paret de una craresa assoluta. Chissai chi pàrgiat crara finas a su Retore Mastino e a sa Cumissione de sa limba sarda de Ateneu!

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REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA

Attilio Dedoni

Presidente Commissione Consiliare

Cultura, Beni Culturali, Pubblica Istruzione, Ricerca Scientifica. Formazione Professionale. Sport. Spettacolo, Politìche Giovanili

Al Prof. ATTILIO MASTINO

Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Sassari

Piazza Università, 21

07100 SASSARI

e.p.c: On.le SERGIO MILIA
Assessore della Pubblica Istruzione RAS Viale Trieste. 186
09123 CAGLIARI

Oggetto: Legge regionale 26/97 - Piano Triennale della Lingua Sarda.

Magnifico Rettore,

innanzitutto desidero ringraziarLa per il suo qualificato interessamento e per la espressa volontà di dare un contributo fattivo alle politiche linguistiche ¡n Sardegna. Inoltre è con vivo apprezzamento che apprendo dell'inserimento nello Statuto dell'Università di Sassari di un articolo a tutela della lingua sarda e delle altre parlate della Sardegna. Tale scelta a mio avviso qualifica ulteriormente l'Ateneo Turritano sul fronte dei reali problemi delle identità della Sardegna e recupera ampiamente su un poco brillante passato che la sua azione contribuisce a far dimenticare. Mi permetta altresì di evidenziare in qualità di Presidente dell'ottava commissione del consiglio regionale il più produttivo approccio, registrato nella garbata polemica su alcune problematiche afferenti il piano triennale della lingua sarda. Ciò mi lascia ben sperare in una futura e positiva collaborazione istituzionale nell'interesse della lingua e della cultura sarda, soprattutto in un momento in cui le lingue minoritarie rischiano realmente l'estinzione.

Ritengo però opportuno far presente, che la partecipazione dell'Università di Sassari al procedimento della redazione del piano triennale della lingua sarda 2011/2013, per quanto mi consta dagli atti in possesso, ha partecipato nei tempi e nei modi previsti.. Orbene, sui contributi dell'Ateneo sono state annunciate osservazioni al piano, ma sono giunte tardivamente allorquando la commissione aveva già esitato il provvedimento di giunta. Ritengo, altresì, opportuno poiché è diventato argomento di pubblico dibattito, pur non essendo oggetto precipuo della nostra corrispondenza, la questione dell'uso della lingua veicolare nella formazione degli insegnanti affidata alle due Università sarde, nel merito riterrei di esprimere il mio parere. Premesso che, il rispetto per l'autonomia dell'Università deve restare totale, e per cui la Regione non intende interferire nella libera ricerca, ma è opportuno affermare che nessuno si deve sentire leso allorché la Regione intenda offrire degli opportuni indirizzi programmatici in base alle proprie politiche di sviluppo, e soprattutto in un periodo di crisi come questo.

Ciò non di meno, non mi pare sia corretto che la commissione di professori da Lei nominata possa e debba insistere sull'interpretazione di alcuni passi più o meno correlati e approvati a suo tempo dall'Osservatorio, dalla Giunta regionale e dalla Commissione cultura. Infatti è bene ricordare che alcuni documenti citati sono da anni in nostro possesso e sono stati analizzati, studiati e perfezionati nell'arco di due legislature.

Specificatamente con il progetto obbiettivo 22.3-3.3, si era richiesto alle due Università di formare gli insegnanti di lingua sarda prevedendo il 50% di ore di insegnamento con Tuso esclusivo della lingua sarda a livello veicolare. Inoltre l'Amministrazione regionale aveva previsto nei criteri dell'incarico affidalo agli Atenei la possibilità di affiancare agli insegnanti nelle scuole individuate come pilota, lo strumento operativo del laboratorio didattico in orario curriculare.

Va da sé, come è da intendersi che la lezione "laboratoriale" di sardo a perfezionamento del corso di insegnante dovrebbe essere in sardo altrimenti cadremo nel ridicolo di una lingua insegnata in un'altra lingua; condizione che spero vivamente l'Ateneo voglia evitare. Pertanto mi sembra che la posizione della commissione di riservare il 50% di lezioni in sardo a una attività "laboratoriale secondaria" che era prevista originariamente al cento per cento in sardo dagli orientamenti dell'Amministrazione regionale, sia da registrarsi piuttosto come sintomo di disagio dei componenti della commissione d'Ateneo rispetto all'uso del sardo a livello veicolare ed effettivo. Un disagio è sperabile solo transitorio, che non intenda nascondere fattori ideologici, ovvero imperizia, oppure ancor più grave che si voglia considerare il sardo una ''lingua secondaria"'.

Ma non voglio dilungarmi su questioni di merito relative all'insegnamento, ritengo infatti molto più importante e per alcuni versi preoccupante che l'esito di questa vicenda leda il concetto stesso di "lingua sarda" come si evince dalle esternazioni e prese di posizione della commissione di Ateneo. Infatti si rappresenta piuttosto un giudizio "politico" negativo sulla possibilità che la lingua sarda possa esprimere la modernità e la contemporaneità; giudizio questo, che contrasta nettamente non solo con i vari piani triennali, ma anche con la normativa regionale, italiana ed europea di merito. A tal riguardo si raccontano di belle esperienze di docenti di vario ordine e grado che insegnano in sardo in via curriculare in diverse materie senza per questo venire meno ai caratteri di attualità che la lingua ben riesce ad esprimere. Mi verrebbe da chiedere alla commissione d'Ateneo, se si nega la filosofia politica, amministrativa, linguistica che sta alla base di una programmazione di criteri di spesa, come ci si può proporre poi gestori di tali interventi che non si condividono? Necessita quindi che vi sia una nuova sensibilità e si osservi con più rigore la normativa e l'orientamento esitalo dal legislatore.
Credo che non siano sfuggite, le ultime osservazioni della Corte dei Conti in merito ai finanziamenti corrisposti alle università sarde, ove si reclamano per il Consiglio regionale, e non più solo per l'Esecutivo, e quindi per la Commissione competente la relazione e la rendicontazione delle attività e delle poste finanziarie realizzate dagli Atenei nelle varie attività.

E' fondamentale un rapporto più attento, virtuoso e iterativo fra il Consiglio regionale, e le Università sarde per poter al meglio offrire, non solo per quel che riguarda la legge della lingua e cultura sarda, ma sui vari fronti di interesse della società sarda, che in particolare in questo tempo di crisi reclama quali possibilità del proprio sviluppo. Pertanto è sempre più necessaria ed auspicabile una più proficua collaborazione istituzionale per garantire una più radicata e partecipata azione anche degli Atenei nei progetti di sviluppo dell'Isola.

L'occasione mi è particolarmente gradita per porgerLe le più vive cordialità

Attilio Dedoni


#Diegu Corràine

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