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05/08/2011

LIMBA SARDA VEICULARE: CUNTIERRA UNISS E RAS

Cuntierra a propòsitu de sos cursos de formatzione in limba sarda prevìdidos dae su Pranu Triennale 2008/2010 de sa RAS. Lìteras de s'on. A. Dedoni e de su Retore UniSS prof. Attilio Mastino

 

1) LÌTERA DE A. DEDONI

 

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

Attilio Dedoni

Presidente Commissione Consiliare Cultura...

 

AI Magnifico Rettore dell'Università di Sassari, Sede 

e p.c.        

On.le Sergio Milia

Assessore della Pubblica Istruzione Sede

 

Oggetto: Università di Sassari, osservazioni sul Piano Triennale degli interventi di promozione e valorizzazione della lingua sarda 2011-2013

 

Con la presente si intende significare apprezzamento e stima in relazione alfa volontà dell'Università di Sassari di intervenire positivamente nel processo di approvazione dei Piano Triennale della lingua sarda 2011-2013 e allo stesso tempo per esprimere il mio personale parere in merito ai rilievi sintetici della nota del 4 luglio u.s.

Mi permetto di sottolineare che l'approvazione del Piano Triennale non è un fatto di arbitraria discrezionalità politica ma, invece, un processo democratico e istituzionale complesso e regolamentato dalla legga in maniera molto dettagliata. All'interno di questo procedimento il legislatore ha già previsto le forme e le modalità di intervento dei singoli componenti istituzionali e attori sociali che possono intervenire e interferire criticamente e costruttivamente nella formulazione del progetti obiettivi del Piano stesso.

Risulta, a seguito di verifica che, al momento della stesura del Piano 2011-2013, per fa prima volta, non solo l'Osservatorio abbia svolto il suo ruolo consultivo e prepositivo ma, per merito dell' assessore Sergio Milia, l'organismo all'interno del quale è garantita anche la presenza istituzionale dell Università di Sassari, coinvolto fattivamente nella redazione del documento e che tutte te proposte formulate, compatibili con l'indirizzo politico scelto, siano state inserite nella versione finale.

Pertanto, di fronte all'unanimità espressa in termini di legge dell'organismo preposto al monitoraggio, e relativamente alla presa d'atto della Giunta Regionale, la Commissione che ho l'onore di presiedere ha espresso il giusto parere positivo di competenza sulle scelte già ratificate dal l'Osservatorio e dallo stesso Governo Regionale.

Il prezioso contributo dell'ateneo turritano giunge successivamente al parere positivo espresso dal proprio rappresentate nell'Osservatorio. Cionondimeno, è apprezzabile e legittimo politicamente e culturalmente il fatto che l'Università di Sassari voglia esprimere ulteriori osservazioni. nonché argomentare su una materia alquanto delicata e sensibile.

In qualità di Presidente della Commissione Cultura, e rappresentante politico al servizio della sua terra, sento di esprimere alcune puntualizzazioni in merito alle osservazioni proposte:

Non si evince in nessuna parte del documento che la politica linguistica regionale sia improntata esclusivamente, sulle norme ortografiche di riferimento pur di estrema importanza nella normalizzazione linguistica attualmente a disposizione dell'Ufficio Regionale, ma anzi in molti passaggi del testo si specifica a più riprese il principio che ogni varietà del sardo ha la stessa legittimità della norma implementata e che la Regione adotta queste norme solo in uscita per alcuni atti, rispettando varietà, dialetti, geoletti e idioletti di tutta l'isola e di tutta la popolazione.

Il Piano, nel rispetto della legge regionale 26, considera assolutamente paritarie le varietà del sassarese, catalano, gallurese e tabarchino nei loro rispettivi territori di diffusione e anzi propone dei progetti dedicati che, se fossero finanziati in modo più cospicuo in sede di approvazione del/a Legge di bilancio, andrebbero a coprire i desiderata dell'Università di Sassari nella tutela delle lingue minori all'interno di lingue di minoranza di più vasta diffusione.

E' la stessa Regione che nel Piano suddetto, e non da oggi, ad aver denunciato la paradossale situazione giuridica e amministrativa del mancato riconoscimenlo a livello di Stato centrale delle lingue minoritarie tabarchina, gallurese e sassarese. Infatti la legislazione statale di riferimento n° 482 riconosce per l'Isola di Sardegna esclusivamente il catalano come lingua minoritaria all'interno della diffusa lingua sarda. Iniziative similari ai quella proposta dall'Università di Sassari sono state già promosse da diverse regioni oltre ala Sardegna, ma purtroppo sempre rigettate dallo Stato centrale e dalla Corte Costituzionale per le note motivazioni giuridiche. Credo, comunque, che Università, Giunta e Consiglio Regionale possano insieme creare un percorso comune per la più completa affermazione dì tali diritti.

Il Piano non si insinua nella libertà di ricerca delle università sarde che anzi sono state, mi pare. coinvolte prontamente nella redazione de! documento stesso. Tutti i progetti linguistici presentati dal rappresentante dell'Università di Cagliari sono stati inseriti nel documento finale. Non risulta però siano pervenute agii uffici competenti proposte di progetti di ricerca da parte del rappresentante istituzionale dell'Università di Sassari.

La Regione senza ledere assolutamente l'autonomia degli atenei sardi, ha tutto il diritto costituzionalmente riconosciuto, di programmare la spesa dei fondi indicando procedure, obiettivi e linee di indirizzo e controllo delle attività realizzate. Non si tratta quindi di finanziare cattedre o gestioni particolari, che risultano siano state poste in essere in passato ma ponendo in campo invece azioni virtuose di coinvolgimento delle Associazioni che meritoriamente hanno sinora operato per la lingua sarda, in questo senso, le università sarde si dovrebbero aprire alla più ampie e partecipate opportunità che il ricco mondo della cultura, lingua e tradizione della Nazione sarda può esprimere..

Rispetto al progetto dell'Alimus. Atlante Linguistico Multimediale della Sardegna, consta allo scrivente che il responsabile scientifico dell'opera sia il professor Michele Contini dell'Università di Grenoble, il quale, in relazione alla sua carica di direttore dell’Atlante Linguistico Internazionale Romanzo, credo possa avere tutti i titoli , non solo accademici, per difendere in ambito scientifico il suo operato.

Avviandomi alla conclusione, mi preme sottolineare che il Piano Triennale, senza l'intervento concreto del Consiglio Regionale in sede di approvazione della Legge di bilancio, rischia di essere un mero esercizio programmatorio. Infatti la Commissione che ho l'onore di presiedere, a tal proposito, ha espresso all'atto dell'approvazione del Piano della Lingua Sarda 2011-2013 l'auspicio che l'intera Assemblea legislativa che rappresenta il Popolo Sardo, possa, pur nei limiti finanziari e di bilancio derivanti dall'attuale crisi, sostenere la concreta realizzazione degli interventi. Con la consueta vicinanza all'Università di Sassari dichiaro la piena e totale disponibilità ad affiancarla per il raggiungimento di questi obiettivi.

 

 

Con le più vive cordialità

Attilio Dedoni

---------

2) RISPOSTA DE A. MASTINO

Ill.mo On. Attilio Dedoni,
Presidente dell’VIII Commissione Permanente
Consiglio Regionale della Sardegna
Via Roma, 25 – 09125 CAGLIARI

e p. c. Ill.mo On. Avv. Sergio Milia,
Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali,
Informazione, Spettacolo e Sport
Regione Autonoma della Sardegna
Viale Trieste, 186 – 09123 CAGLIARI


Ill.mo On. Dedoni,

faccio séguito alla cortese comunicazione della On.le S.V. avente per oggetto le osservazioni dell’Università di Sassari sul Piano Triennale degli interventi di promozione e valorizzazione della lingua sarda per il 2011-13.
Nell’esprimere il mio vivo ringraziamento per la Sua consueta e cordiale attenzione, rilevo qui, di passaggio, che dell’elaborazione di dette osservazioni la S.V. era stata informata per tempo, in un rapporto di cordiale dialogo istituzionale. Questo, considerato anche che il rappresentante di Ateneo presso l’Osservatorio, il prof. Angelo Castellaccio, ha riferito che la discussione del Piano Triennale in tale organismo è stata eccessivamente ridotta nei tempi, tale da non consentire – a suo giudizio – un’efficace interazione tesa al miglioramento del testo.
Mi pare poi corretto riconoscere, visti anche alcuni riferimenti della S.V. nella comunicazione sopra citata, che in passato il nostro Ateneo possa non aver pienamente risposto alle attese della Regione sarda e della opinione pubblica nel campo della valorizzazione delle lingue e delle culture della Sardegna e nella gestione delle apposite risorse: tanto più, perciò, come nuovo Rettore, sento e mi impongo per il futuro l’obbligo di valutazioni e azioni attente, corredate da rigorose argomentazioni scientifiche, fondate sulla qualità, la competenza e la professionalità dei soggetti coinvolti. In questo nuovo percorso, peraltro, come manifestazione di una volontà radicata, l’Ateneo di Sassari ha inteso inserire nel proprio Statuto un forte richiamo alle lingue e alle culture della Sardegna, come elemento identitario imprescindibile. L’art. 57 dello statuto, che sarà oggi discusso in Senato accademico precisa: << L’Ateneo promuove la tutela e la conoscenza dei beni e delle fonti dell'identità locale, con particolare riferimento alle lingue delle minoranze e alla lingua sarda nelle sue articolazioni territoriali, alle risorse naturali, ai beni storici, culturali, ambientali, paesaggistici e architettonici, ai saperi e alle tradizioni locali>>.
Colgo inoltre l’occasione per formulare alcune osservazioni di carattere più generale, che vanno a toccare la questione dei nostri progetti di corsi di formazione per insegnanti di lingue minoritarie della Sardegna, argomento che ci vede impegnati in un confronto articolato con la Regione. In particolare, tengo a segnalare e precisare che:
1) l’Ateneo si confronta in convegni e incontri sulla lingua sarda, il prossimo promosso a Uri per il 9 settembre. In tempi brevi contiamo di tenere a Sassari un Convegno, con studiosi di Università italiane ed estere, per dibattere le complesse questioni che stanno dietro alla valorizzazione e promozione delle lingue minoritarie: è un segnale concreto della nostra sensibilità alla materia, ma anche della necessità di procedere attraverso percorsi autenticamente scientifici per evitare ogni improvvisazione che pregiudichi l’efficacia delle azioni intraprese;
2) circa la questione dell’uso veicolare delle lingue minoritarie nei corsi, ribadiamo di averlo previsto in forma di lezioni laboratoriali (si tratta, a tutti gli effetti, di lezioni frontali). Circa la loro fruibilità come lingue CLIL nell’insegnamento delle diverse discipline impartite, non intendiamo in ogni caso sottrarci al problema: ferma restando la libertà dei singoli docenti, e rilevato che una corretta prassi di educazione plurilingue consiglia di partire dalle lingue che i discenti conoscono meglio, i corsi saranno infatti occasione, attraverso il confronto coi partecipanti, per una riflessione seria sull’argomento, che parta dalle esperienze di chi vive ogni giorno il mondo della scuola. Il problema che si scorge è dato dall’esigenza di abbinare competenze disciplinari altamente specialistiche, che solo l’Università può garantire, con l’utilizzo di codici che garantiscano una trasmissione non banalizzata di esse: il che richiede, ovviamente, fasi di sperimentazione, anche terminologica, coi discenti, in un processo di feedback che solo può produrre solide acquisizioni.
La commissione di Ateneo non intende sottrarsi alla sperimentazione, ma se la Regione mantenesse comunque ferma la richiesta di impiego veicolare delle lingue minoritarie anche nel 50% delle lezioni disciplinari, segnala una difficoltà che è legata soprattutto alla fase storica che stiamo vivendo ed alla necessità di introdurre una gradualità che garantisca alti standard qualitativi e consenta di non banalizzare l’insegnamento disciplinare, ma che esalti il risultato scientifico. Il progetto regionale non è facilmente applicabile e l’Università preferisce rinunciare in questo caso al contributo regionale, pur di non svilire il livello del proprio contributo.
3) L’Ateneo è comunque aperto a valutare le proposte dell’Assessorato regionale e dell’Osservatorio, di cui fa parte: per superare le diversità di vedute con la Regione è stato concordato di dar vita a una commissione ristretta al fine di confrontare, nel merito, le reciproche posizioni e verificarne la conciliabilità: dal 28 giugno, data in cui è stata avanzata la proposta dall’Assessore Milia, attendiamo di conoscere i nominativi espressi dalla Regione per dar vita a tale commissione ristretta;
4) in ogni caso, non accetteremo in nessun modo di selezionare in accordo con la Regione gli insegnanti da impiegare nei corsi: lo riterremmo lesivo della dignità dell’istituzione universitaria;
5) stanno per comparire sul sito internet di Ateneo i nostri progetti per corsi di formazione di insegnanti di lingua minoritaria: segnale doveroso di trasparenza e di contributo alla costruzione di una corretta prassi scientifica in materia;
6) fermo restando quanto in conclusione del punto 2, qualora non si addivenisse con la RAS a un accordo soddisfacente per entrambe le parti entro il mese di settembre, intendiamo comunque soddisfare responsabilmente le esigenze del territorio: realizzeremmo infatti dei corsi di aggiornamento, con le nostre risorse, autenticamente sperimentali e aperti alle istanze della scuola. L’Università rinuncerà di conseguenza alle risorse regionali, ma promuoverà comunque i corsi di lingua sarda.
Colgo l’occasione per ribadire che l’Università sostiene in modo convinto i valori di democrazia che vorremmo fossero alla base del piano triennale, chiede più pluralismo, più attenzione per tutte le minoranze linguistiche; si apre al territorio, si mette a disposizione della Regione, senza però rinunciare alla sua autonomia sul piano scientifico e al suo spirito critico.
La commissione di Ateneo che si occupa di lingua sarda è composta da alte e apprezzate professionalità che si mettono al servizio della Sardegna, con l’appoggio convinto di tutta la comunità universitaria: si battono per valorizzare la lingua sarda nelle sue diverse varietà come lingua per oggi e soprattutto per il futuro della Sardegna, capace di innervare l’identità locale.
Con viva cordialità.

IL RETTORE

Attilio Mastino


 


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